è formato da una equipe chirurgica con esperienza pluridecennale nella gestione di patologie riguardanti la colonna vertebrale. Terapie percutanee intradiscali (ozono, laser, radiofrequenza) per l'ernia del disco, trattamenti percutanei delle fratture vertebrali, procedure endoscopiche sulla colonna vertebrale e procedure della terapia del dolore sono solo alcuni esempi di tecniche minimamente invasive in cui la equipe è altamente specializzata.

Ma le attività in cui l'equipe si è fatta conoscere maggiormente sono le tecniche chirurgiche avanzate per il trattamento di problemi complessi della colonna quali le decompressioni e stabilizzazioni complesse, correzione delle deformità vertebrali come le cifosi e cifo-scoliosi, revisione degli interventi malriusciti, correzione degli esiti fratturativi. Un altro campo di eccellenza della equipe sono gli approcci anteriori alla colonna vertebrale di cui sono tra i primi in Italia come casistica clinica.

EQUIPE


DR. JOSIP BURIC

Laureato in Medicina e Chirurgia il 15 luglio 1988 con il massimo dei voti presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia di Fiume, Croazia. Ha frequentato e completato, il Master post-laurea in scienze medico- biologiche dal titolo: “La Patofisiologia Clinica – Patofisiologia del Sistema Nervoso e degli Organi del Senso”.

Specializzato in Neurochirurgia presso l’Università di Firenze nel 1997 con il massimo dei voti e la lode. Nel 1995 ha fatto il fellowship con il Prof V.V.Dolenc sulle patologie cranio encefaliche mentre nel 2005 e nel 2009 ha frequentato i reparti di chirurgia vertebrale del Prof. M.Mayer e Prof. J.Harms, rispettivamente. E’ membro di numerose società scientifiche internazionali ed è proctor per alcune delle tecniche chirurgiche vertebrali all’avanguardia. Relatore in più di 100 eventi scientifici internazionali, è autore di oltre 30 pubblicazioni ad alto impact factor.
www.neurospineteam.com

PROF. RENATO CONTI

Laureato in Medicina e Chirurgia il  23.02.1976 c/o l’Università di Firenze. Specialista in Neurochirurgia. Specialista in Neurologia. Idoneità a primario di Neurochirurgia dal 1987. Responsabile del Modulo Funzionale di NEUROTRAUMATOLOGIA VERTEBRO-MIDOLLARE c/o la Neurochirurgia Universitaria del CTO di Careggi dal 11.6.94.

Professore Associato alla Cattedra di Neurochirurgia dell’Università di Firenze dal febbraio 2005. Direttore della SOD di Neurochirurgia 2 della AOUCareggi FI dal 2012 al 2016. Direttore della Scuola di Specializzazione in Neurochirurgia dell’Università di Firenze dal 2012 al 2015. Ha svolto attività didattica agli studenti di Medicina e Chirurgia e a varie Scuole di Specializzazione. La sua attività scientifica, con oltre 160 lavori in extenso, e così la sua attività chirurgica si è rivolta principalmente verso le patologie della colonna vertebrale: malformative, degenerative, traumatiche, tumorali e verso la chirurgia della regione cranio-cervicale e i mini accessi percutanei

DR. MASSIMILIANO PULIDORI

Il Dott. Massimiliano Pulidori si è laureato in Medicina e Chirurgia presso l’università degli studi di Firenze con punti 110/110 e lode nell’anno accademico 1999-2000. Nel Mese di Novembre 2005 si è specializzato in Neurochirurgia con la votazione di 70/70 e lode.

Le aree di interesse principale della sua attività sono gli interventi di chirurgia spinale che spaziano dalle tecniche minimamente invasive agli interventi di chirurgia spinale complessa. E’ uno dei collaboratori del gruppo NeuroSpineTeam www.neurospineteam.com, un gruppo di collaborazione multidisciplinare per il trattamento delle patologie del C.E.T.I.N. gruppo di studio per il trattamento dell’idrocefalo normoteso.

DR. ILARIA BARNI

La Dott.ssa Ilaria Barni si è laureata in Medicina e Chirurgia presso l’università degli studi di Firenze con punti 110/110 e lode nell’ottobre del 2010. Nel Mese di luglio del 2017 si è poi specializzata in Neurochirurgia con la votazione di 70/70 e lode e con tesi dal titolo: “ Approccio anteriore versus approccio posteriore nel trattamento della patologia degenerativa cervicale multilivello”.

Ha seguito numerosi corsi di aggiornamento e fellowship in altre sedi, quali l’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano, l’IRCCS Istituto Ortoprdico Rizzoli di Bologna e la Tirol Kliniken di Innsbruck; dedicandosi prevalentemente alla chirurgia vertebro-midollare con particolare interesse riguardo alla patologia traumatica, degenerativa ed alle deformità dell’adulto.

PATOLOGIE


ERNIA DISCALE

Con il termine ernia discale si definisce una condizione patologica del disco intervertebrale nella quale le fibre dell’anulus fibroso si fissurano e la sostanza gelatinosa del suo nucleo, non più contenuta dalle suddette fibre, fuoriesce andando ad irritare e/o comprimere le strutture nervose contenute all’interno del canale vertebrale. Il sintomo principale di tale condizione è l’insorgenza di dolore irradiato a carico dell’arto inferiore o dell’arto superiore, a seconda che si tratti di ernia lombare o cervicale. Inoltre, in associazione al dolore, si osserva frequentemente la presenza di formicolii, bruciore, crampi muscolari e, più raramente, ipostenia.

Nella maggior parte dei casi tale condizione tende a risolversi in modo autonomo o con la sola terapia medica, entro un mese dall’insorgenza dei sintomi. Tuttavia, quando la sintomatologia perdura più a lungo e/o è associata ad ipostenia franca (deficit di contrazione muscolare), diventa necessario il trattamento chirurgico. L’intervento classico consiste nella asportazione del frammento erniato con l’ausilio del microscopio; si tratta di un intervento di breve durata e rapida convalescenza con percentuale di esito positivo nell’ordine del 90%. Esistono alcune alternative alla chirurgia standard, specie quando il dolore non è accompagnato da ipostenia, quali la Discolisi con Ozono, la Discectomia percutanea, la Nucleoplastica etc.

DISCOPATIA DEGENERATIVA

Con questo termine si indica una generica degenerazione del disco intervertebrale; in sostanza le strutture che lo compongono, anulus fibroso e nucleo polposo, il cui compito è quello di ammortizzare i carichi e le pressioni sul rachide, vanno incontro a degenerazione a causa dei micro traumi quotidiani e del fisiologico invecchiamento. Per tale motivo perdendo parte delle loro caratteristiche anatomiche e funzionali, perdono in maniera significativa la loro capacità ammortizzatrice e provocano frequentemente l’insorgenza di dolore assiale, da carico, ovvero di lombalgia e/o cervicalgia.

Se tale sintomatologia persiste invariata per lunghi periodi, oltre sei mesi, anche dopo vari tentativi di trattamento conservativo (quali la fisioterapia e/o le infiltrazioni antalgiche), e determina significativa limitazione allo svolgimento delle normali attività quotidiane, diventa necessario il trattamento chirurgico. Si tratta di eseguire una artrodesi strumentata con viti e barre con l’obiettivo di bloccare le vertebre adiacenti il disco degenerato e sostituire quest’ultimo con un distanziatore, così da favorire la fusione del segmento, impedire il movimento, aprire i forami di uscita delle radici nervose e scaricare il peso passante.

STENOSI

La stenosi rappresenta il restringimento del diametro del canale vertebrale con la conseguente compressione delle strutture nervose ivi passanti. La sintomatologia è usualmente rappresentata da dolore agli arti inferiori e claudicatio, ma può esservi anche alterazione nel funzionamento degli arti inferiori e difficoltà, fino alla impossibilità, alla deambulazione, quando la patologia non viene trattata adeguatamente. Se la stenosi riguarda il tratto cervicale o dorsale del rachide, la compressione coinvolge il midollo spinale, con il rischio di una paresi o paralisi degli arti superiori e/o inferiori.

Il trattamento è essenzialmente chirurgico e consiste nel rimuovere le componenti ossee e ligamentose causa di compressione, con l’obiettivo di ampliare le dimensioni del canale vertebrale. Più frequentemente si tratta di un’asportazione ampia e demolitiva che necessita, di conseguenza, di una stabilizzazione con viti e barre per ridare stabilità alla colonna.

SPONDILOLISTESI

La spondilolistesi è una condizione patologica caratterizzata dallo “scivolamento” di una vertebra sull’altra; tale scivolamento può essere congenito, o svilupparsi a causa della degenerazione delle strutture dela colonna, od ancora essere causato da un trauma. Scivolando in avanti la vertebra si determina restringimento del canale vertebrale e stiramento delle strutture nervose.

Le spondilolistesi, di qualsiasi natura siano, vengono classificate in base alla percentuale di corpo vertebrale scivolato: I Grado (>25%), II Grado (25-50%), III Grado (50-75%) e IV Grado (>75%).

Più frequentemente si presentano con dolore lombare accentuato dalla deambulazione e dalla stazione eretta e con conseguente riduzione dell’autonomia di marcia; talvolta si associano dolore irradiato agli arti inferiori, parestesie, intorpidimento e bruciore.

Se tale sintomatologia persiste invariata per lunghi periodi, oltre sei mesi, anche dopo vari tentativi di trattamento conservativo (quali la fisioterapia e/o le infiltrazioni antalgiche), e determina significativa limitazione allo svolgimento delle normali attività quotidiane, diventa necessario il trattamento chirurgico. Si tratta di eseguire una artrodesi strumentata con viti e barre con l’obiettivo di riallineare e bloccare le vertebre scivolate, così da favorire la fusione del segmento, impedire il movimento ed aprire i forami di uscita delle radici.

SCOLIOSI E CIFO-SCOLIOSI

Con questi termini si fa riferimento ad una condizione patologica, congenita o degenerativa, che determina una deviazione, sul piano coronale o sagittale, del rachide lombare o toraco-lombare.

Si tratta di una condizione che, nella maggior parte dei casi, evolve lentamente con il naturale invecchiamento della colonna; può essere alla base di molti sintomi, ma più frequentemente si manifesta con dolore lombare e/o dorsale, con sbilanciamento anteriore ed instabilità, con difficoltà alla demabulazione; a volte si associa dolore irradiato agli arti inferiori e/o cervicalgia.

Se tale sintomatologia persiste invariata per lunghi periodi, anche dopo vari tentativi di trattamento conservativo (quali la fisioterapia e/o le infiltrazioni antalgiche), e determina significativa limitazione allo svolgimento delle normali attività quotidiane, diventa necessario il trattamento chirurgico. Si tratta di eseguire una artrodesi strumentata con viti e barre con l’obiettivo di resituire alla colonna la fisiologica conformazione, bloccare le vertebre coinvolte ed impedire una ulteriore evoluzione della deformità. Nei casi in cui è presente anche una condizione di stenosi del canale, risulta indispensabile ampliare le dimensioni del canale eseguendo una laminoartrectomia dei livelli stenotici.

La correzione di queste deformità può comportare la necessità di eseguire più approcci chirurgici sullo stesso paziente (anteriore e posteriore); si tratta quindi di interventi invasivi e spesso di lunga durata con possibili complicanze. In considerazione del fatto che la procedura chirurgica comporta cambiamenti importanti nell’assetto della colonna vertebrale, è utile, nella maggior parte dei casi, associare una riabilitazione postchirurgica per permettere al paziente di adeguarsi più rapidamente alla nuova condizione.

FRATTURE VERTEBRALI

Sono lesioni che la colonna subisce in seguito ad eventi traumatici più vari. Tenendo presente che la colonna vertebrale è una struttura portante mobile al cui interno è contenuto il sistema nervoso ed in particolare il midollo e le radici, gli eventi traumatici, a seconda della loro entità e della qualità ossea di chi li subisce, possono essere responsabili di fratture delle singola parti di una o più vertebre con solo perdita di stabilitò della colonna, ma anche di compromissione più o meno importante del sistema nervoso con paresi o paralisi radicolari e midollari fino alla para o tetraplegia. I tratti più mobili, cervicale e lombare, e soprattutto i punti di passaggio fra tratti mobile e tratto rigido (cervico-dorsale e dorso-lombare) sono più frequentemente colpiti da traumi.

La frattura, senza compromissione neurologica, se sufficientemente stabile, può guarire in 45-60 giorni con una immobilizazione esterna (busto), se invece si tratta di frattura che ha modificato ampiamente la struttura vertebrale o le curve fisiologiche esponendo il paziente a dolore sotto carico o a rischio di danno neurologico, ci sarà necessità di un intervento di stabilizzazione o di decompressione e satbilizzazione. Vi sono poi frequenti fratture quasi spontanee in colonne osteoporoitiche e fragili che spesso con difficoltà arrivano a guarigione spontanea e per le quali la terapia che porta ad un consolidamento vertebrale con scomparsa del dolore sotto carico è la vertebro o cifoplastica, due tecniche simili, con indicazioni diverse, entrambe con introduzione nel corpo vertebrale di un materiale detto “cemento” che porta in pochi minuti al consolidamento della frattura ed al rispristino della stabilità della colonna.

Il “cemento” più utilizzato è una resina acrilica a due componenti che consolida rapidamente sviluppando calore e rendendo molto dura la vertebra. Più di recente è stato introdotto un “cemento” in silicone biomedicale che non sviluppa calore e consolida la vertebra lasciandola comunque elastica così da permettere eventuali trattamenti successivi.

TRATTAMENTI


ARTRODESI POSTERO LATERALE

Con il termine artrodesi vertebrale si fa riferimento alla fusione di più segmenti vertebrali, che può avvenire tramite diverse tecniche; tra queste l’artrodesi postero-laterale rappresenta una delle più comuni tecniche di stabilizzazione della colonna vertebrale; può essere realizzata anche senza l’impianto di mezzi di sintesi (quali viti, barre, uncini ecc..), ma tale metodica, con il sopraggiungere di tecniche più moderne, è caduta praticamente in disuso. Attualmente, con questo termine si intende l’impianto di viti nei peduncoli vertebrali, connesse poi tra loro con delle barre le quali, dopo una adeguata compressione o distrazione, vengono bloccate alle viti stesse con appositi dadi. In tal modo si forma una specie di costrutto meccanico che immobilizza il tratto della colonna in questione e permette alle vertebre di fondersi tra di loro.

ARTRODESI INTERSOMATICA POSTERIORE

Con il termine artrodesi intersomatica posteriore si fa riferimento ad una tecnica chirurgica che prevede l’inserimento di distanziatori intervertebrali per via posteriore. Ne esistono essenzialmente due tipologie: la TLIF (transforaminal interbody lumbar fusion) in cui un singolo distanziatore viene inserito passando per via trans foraminale cioè passando lateralmente accanto alla radice uscente dalla colonna vertebrale; e la PLIF (posterior interbody lumbar fusion) nella quale i distanziatori inseriti tra le vertebre sono due e l’inserimento avviene per via posteriore attraverso il canale vertebrale. Rispetto alle tecniche con approccio anteriore presentano alcuni vantaggi e svantaggi. Il vantaggio principale consiste nel fatto che basta un unico approccio sia per l’inserimento dei distanziatori intersomatici che per il posizionamento delle viti. Lo svantaggio principale invece sta nel fatto che i distanziatori sono nettamente più piccoli rispetto ai corrispettivi anteriori con conseguente riduzione sia del supporto anteriore che della possibilità di fusione. Inoltre, il dover passare accanto alle radici, mette queste ultime a rischi di danno iatrogeno e può determinare la formazione di abbondante tessuto cicatriziale con il rischio di avere, talvolta, sindromi dolorose post-chirurgiche.

ARTRODESI INTERSOMATICA ANTERO-LATERALE

L’approccio laterale per l’artrodesi intersomatica, sia a livello lombare sia a livello toracico, rappresenta una variazione del classico approccio puramente anteriore (ALIF) ma specifico per i livelli L5-S1. Prevede un approccio retroperitoneale o retro-transtoracico per il raggiungimento della colonna vertebrale; a livello lombare questo approccio prevede necessariamente il passaggio attraverso il muscolo psoas e, conseguentemente la necessità di un continuo monitoraggio elettromigrafico a protezione delle radici del plesso lombo scarale, che alloggiano proprio nel suddetto muscolo. È una procedura mini invasiva che necessita di piccoli tagli e le cui complicanze sono relativamente basse.

ARTRODESI INTERSOMATICA ANTERIORE

L’artrodesi intersomatica anteriore è una tecnica chirurgica che prevede l’inserimento, per via trans o retroperitoneale (a livello lombare) o transtoracica (a livello dorsale), di distanziatori intersomatici, preventivamente riempiti di sostanza ossea o simil-ossea, con conseguente recupero dello spessore tra una vertebra e l’altra e con la possibilità, quando utile, di correggere l’angolazione tra le vertebre stesse. Nella maggior parte dei casi questo tipo di approccio è la prima parte di un intervento più complesso che prevede anche un approccio posteriore per l’inserimento di viti e barre, necessarie per fornire stabilità al segmento trattato.

LAMINECTOMIA

Con il termine laminectomia si fa riferimento ad una particolare tecnica chirurgica che consiste nell’asportazione dell’arco vertebrale poteriore così da decomprimere le strutture nervose; questa può essere anche solo parziale ed in tale caso la si defimisce emilaminectomia. E’ un passaggio fondamentale negli interventi di decompressione e microdecompressione.

MICRODISCECTOMIA

Con il termine discectomia si fa riferimento all’intervento chirurgico che prevede l’asportazione di un’ernia discale e di parte del disco intervertebrale. Ad oggi la tecnica più utilizzata è la microdiscectomia cioè l’asportazione dell’ernia con l’ausilio del microscopio chirurgico, così da rendere l’approccio poco traumatico per il paziente e ridurre notevolmente il rischio di complicanze quali lesioni radicolari e durali. Trattandosi di una procedura mini invasiva permette una precoce mobilizzazione del paziente dal letto ed un rapido rientro al domicilio; nella maggior parte dei casi infatti il dolore post-chirurgico è minimo e ben tollerabile. Con la riduzione dell’invasività chirurgica si riduce inoltre il rischio di sviluppare aderenze cicatriziali che possono essere esse stesse fonte di dolore.

MICRODECOMPRESSIONE

La microdecompresione, ovvero la decompressione del canale vertebrale eseguita con l’assistenza di microscopio operatorio, è una tecnica chirurgica atta ad allargare il canale vertebrale dando più spazio alle radici nervose che in esso vi passano. Questo tipo di intervento chirurgico viene eseguito, talvolta, in combinazione con artrodesi o fusione delle vertebre; questo avviene nei casi in cui, per ottenere una buona decompressione delle radici nervose, diventa necessaria l’asportazione anche delle faccette articolari con il conseguente rischio di destabilizzare quel tratto di colonna. Se, invece, la stenosi non riguarda le porzioni più laterali del canale vertebrale allora è possibile eseguire una decompressione più limitata, risparmiando le faccette e senza necessità quindi di eseguire una stabilizzazione vertebrale.